Ultima modifica: 17 maggio 2015
ISTITUTO COMPRENSIVO "ENRICO FERMI" > Il giornalino scolastico

Il giornalino scolastico

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Numero 1

La storia del nostro giornalino è iniziata dalla proposta della prof. di fare un esperimento e provare a creare un giornale scritto dalla nostra classe.

Inizialmente ci siamo divisi i ruoli: il vice-direttore, il caporedattore, i vari giornalisti e il correttore di bozza, i grafici.. etc. e abbiamo iniziato ad informarci su cosa, ogni persona, dovesse fare nell’ambito dei suoi compiti, ad esempio il caporedattore e il vice-direttore devono controllare gli articoli e scrivere l’editoriale, i correttori di bozza devono controllare la bozza del giornalino, i grafici devono impaginare il giornalino, mentre gli altri giornalisti scrivono gli articoli in base al tema e al tipo di articolo assegnato.

Deciso questo e capito come dovevamo fare  mancava solo una cosa: il titolo!

Nella prima votazione il titolo più votato è stato “potere al popolo”, ma per non rischiare di essere etichettati politicamente, lo abbiamo abolito.

Abbiamo poi fatto una seconda votazione; al termine di quest’ultima, quando “voce al popolo” aveva vinto, un nostro compagno ha proposto un titolo che con una terza votazione è stato votato dalla maggioranza.

Anche questa decisione era stata presa: il nostro giornalino si sarebbe chiamato “l’enjambement”, perché volevamo che i ragazzi non si fermassero alla lettura della prima uscita o della prima riga, ma che continuassero a leggere il nostro giornalino fino in fondo e a prendere le altre uscite.

L’Enjambement, infatti, è una figura retorica che consiste nella continuazione di una frase al verso successivo; così, per analogia, avrebbero fatto i nostri lettori.

Scelto il nome, al nostro giornalino mancavano solo gli articoli. Prima di scriverne uno dovevamo sapere alcune cose: che linguaggio andava utilizzato, che tipo di articoli esistevano e a chi erano rivolti. Ognuno doveva portare un giornale e scegliere un articolo da analizzare, cioè dovevamo trovare le così dette 5 W alle quali abbiamo aggiunto anche 1 H:
  • WHO? – Chi sono i personaggi coinvolti nel fatto da riferire?
  • WHEN? – In quale momento è avvenuto il fatto?
  • WHERE? – Dove è avvenuto?
  • WHAT? – Che cosa è accaduto?
  • WHY? – Perché è avvenuto il fatto?
  • HOW? – Come è avvenuto?
Dopo aver analizzato il contenuto, abbiamo studiato i tipi di linguaggio e abbiamo notato che esso varia a seconda del tipo di articolo. In un articolo sportivo, ad esempio, si ha un vocabolario tipico dello sport, come ad esempio la parola “tackle”, che in linguaggio sportivo significa contrasto; oppure in un articolo di economia si trova facilmente la parola “spread” che, chi non è addetto al settore fa fatica a comprendere a pieno.
Per decidere di cosa avrebbe dovuto parlare il nostro giornalino, ne discutemmo in classe, fino a che, con l’aiuto della professoressa, decidemmo che il tema del giornalino sarebbe cambiato ad ogni uscita e che il primo numero avrebbe parlato dell’immigrazione. Determinato ciò, eravamo quasi pronti a scrivere un articolo ma ci mancavano ancora alcune nozioni fondamentali, come la scelta dei singoli titoli. Il titolo è una parte essenziale di un articolo, serve a far sì che il lettore se ne interessi e lo legga, per far ciò c’è bisogno che esso sintetizzi l’accaduto con parole che colpiscano il lettore. Un’altra parte importante è l’inizio dell’articolo, se esso è noioso il lettore smetterà di leggerlo. Se il titolo attira il lettore e l’inizio è interessante, il gioco è quasi fatto, ora basta aggiungerci i vari dettagli e eventuali commenti o ipotesi.
Due settimane dopo tutti avevano abbozzato il loro articolo, pronti alla stesura finale. Ogni giovedì ci recammo in aula informatica a scrivere i nostri articoli, fino a quando non furono tutti pronti.
Il giovedì dopo alla consegna degli articoli, la prof. ci portò una bozza del giornalino che i due correttori di bozza, con l’aiuto del caporedattore e del vice-direttore avrebbero dovuto correggere.
Il giornalino doveva essere solo stampato per fare il giro della scuola , ma non sapevamo come fare. Grazie, però, all’aiuto di un genitore e facendo una piccola raccolta di soldi tra di noi, trovammo una foto-copisteria che ci stampò le copie per tutti gli alunni delle classi terze.
Finalmente il giornalino era pronto e venne distribuito nella nostra scuola.